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L'ALTRA

Usci sbattendo la porta.
Mentre aspettava l'ascensore, udì la voce di lei alle sue spalle.
Sapeva già che l'avrebbe detto urlando: " - Cos'ha in più lei che io non ho ?" .
Non era la prima volta che accadeva la stessa scena, e quella specie di rito che si consumava da tempo ammetteva ormai quella conclusione obbligata.
Ma che poteva farci lui.
Lui amava sua moglie.La desiderava ancora come quando se n'era innamorato dieci anni prima, e glielo diceva decine di volte durante quelle solite scenate. Ma era inutile, quelle rassicurazioni non servivano a lenire il dolore che lei provava ogni volta che lui andava dall'altra.
E lei sapeva sempre quando ciò accadeva. Aveva un fiuto straordinario per questo genere di cose. Forse l'inquietudine, la smania che lo prendeva ogni volta che doveva farlo, bastavano a farle presaggire che ancora una volta lui si accingeva a tradirla.
Eppoi al ritorno." Sei stato da lei,vero ? Hai il suo odore appiccicato addosso." Se ne vergognava davvero per questo. L'odore è una cosa intima e questa facoltà nasale di Lucia lo metteva a nudo più delle parole che lei gli scaraventava addosso.
"Mi fai soffrire, ed io non lo merito"
"Sento che mi perderai, io ti sto già perdendo"
Ma non c'era rancore nelle sue parole solo dolore.Una indicibile sofferenza dettata da remote e inconfessate volontà di possesso esclusivo.

Sempre così, ormai continuava da tre anni.
Salì in macchina e sorrise pensando a quell'insulsa frase che una volta gli era uscita dalla bocca. "All'amore non si comanda".
Lucia l'aveva guardato con la bocca aperta e poi aveva detto : "Però ad ubbidire sono soltanto io ".
Era vero, era lei a sopportare impotente il peso più doloroso di quella condizione di donna ferita nell'orgoglio.
Eppoi si era messa a piangere : un pianto sconsolato, quieto, ormai quasi rassegnato a subire la perdita di qualcosa che si stava già dissolvendo.

Partì a razzo. Era lo stacco da lei la cosa più dolorosa per lui.
Ma poi lei restava a casa, straziata nella solitudine in cui veniva relegata, offesa ed umiliata per quella irruzione nella loro vita di una estranea da cui si sentiva sconfitta.
Mentre lui, ad ogni metro di distanza in più da quella sua casa coniugale, cominciava a sentire pulsare le sue vene come ad un adolescente alla sua prima fuga d'amore.

Ora l'altra lo attendeva.
Cercò di concentrarsi sul loro prossimo incontro.
Era ormai una settimana che non si vedevano e lui, come al solito, da qualche giorno aveva manifestato quei tremori, quelle allarmanti aritmie cardiache che annunciavano la crisi di astinenza.
Una droga, infatti era una droga.

Quando si erano conosciuti tre anni prima lo aveva capito subito che gli stava accadendo qualcosa di irreversibile.
Attrazione fatale. Gli era entrata dentro,nelle vene, inondandolo di un benessere che non aveva mai conosciuto. E quando nei loro incontri gli si dava con quell'intensità sconfinata, quando, dentro di lei, sentiva pulsare la stessa essenza dei suoi più inconfessati desideri di fusione, allora capiva che mai avrebbe potuto fare a meno di quella ebbrezza , di quel nirvana che lei gli regalava.
Eppoi perché farlo ? Lui sentiva di amarle entrambi.In modo diverso, si capisce, ma Lucia non voleva capire,anzi non voleva accettarlo.

Lui gliene aveva parlato subito di quella sua nuova passione.
Non poteva farne a meno, eppoi si erano sempre detto tutto : la loro felice unione era quasi invidiata da chi li conosceva proprio per quella inconsueta franchezza con cui da sempre trattavano i loro sentimenti.
All'inizio Lucia pensò che scherzasse, che esagerasse ; lui le raccontava dei loro incontri, scendeva nei dettagli, le parole che usava per descrivere le emozioni dei loro amplessi si facevano sempre più raffinate, quasi a voler cercare di dare compimento lessicale a qualcosa di ineffabile,di sublime.
Poi cominciò a manifestare risentimento : la presenza dell'altra aveva messo a dura prova la loro complice intesa ,si era introdotta tra lei e suo marito scuotendo la loro incrollabile certezza di poter condividere sempre assieme gioie e piaceri, emozioni e sentimenti, lacerando l'illusione di poter contare su una durevole intimità osmotica che era stata il loro bene piu prezioso.
Per questo e non per altro aveva cominciato a sentirla veramente nemica.
Non rivale, soltanto ladra.
L'amante di suo marito era una ladra ; rea di avere rubato la certezza del sentire comune che li faceva sentire speciali.
Ma non c'era vero rancore nel suo risentimento.C'era piuttosto lo sgomento nell'avvertire che non poteva battersi veramente contro qualcosa capace di provocare la febbre viscerale che sentiva pulsare nelle vene di suo marito.
Aveva anche smesso di lottare per ripristinare l'antica illusione : lo specchio era ormai rotto e adesso i suoi frammenti riflettevano derisoriamente soltanto la necessità di separare in capsule autonome le emozioni individuali, di coprirle con veli e mensogne , di celare con furtivo pudore il solitario gioire che lui aveva solo per sé e l'immane sensazione di impotenza e di sconfitta che invece a lei era rimasta.

Era ormai quasi arrivato.
Quando scese dalla macchina senti che ce l'avrebbe fatta ancora una volta a scacciare dalla mente il ricordo della moglie dolorante, di potersi appartare ancora una volta con l'altra, senza che il rimorso e il senso di colpa s'infiltrassero nei suoi pensieri, a rovinare l'idillio e l'ebbrezza dei sensi che lo stava attendendo.

E quando la vide il miracolo si ripetè ancora una volta.
Le forme aggrazziate, i suoi fianchi, quell'ancheggiare che gli dava le vertigini, quel suo guardare civettuolo quasi ad anticipare allusivamente alle delizie del loro imminente incontro.
Le andò incontro e man mano che si avvicinava sentiva che il suo passo accellerava quasi che stesse entrando in un campo magnetico via via più intenso.
Come risucchiati da un siderale buco nero,i due si ricongiunsero ,volando, alati amanti, nel casto amplesso di una fusione totale,mentre sulla scia schiumosa che si lasciava dietro il loro abbraccio, si rifletteva lo specchio di poppa e da esso l'eco luminoso ripeteva incessantemente lo stesso nome: "Lucia".


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