ROCCO ATTERRA A CATANIA

 

Vedo uno che si affanna a salpare un’ancora pesante ,si trova lungo il lato interno del molo del porto in una zona deserta. A terra non c’è niente su cui legarsi, per questo sta tentando di cambiare posto. Ma l’ancora è incattivata su qualcosa al fondo e lui non riesce a tirarla sù. Ha un Bombard rosso, anche la sua barca è rossa. E’ un francese, si riconosce da una logora bandiera a poppa. Gli grido di avvicinarsi col tender. All’inizio mi guarda indeciso poi lentamente scende sul tender e si avvicina al molo. Ha un ciuffo di capelli bianchi e lunghi legato sulla nuca. Gli parlo nella sua lingua, è un poco stupito del mio interessamento, mi dice che deve stare qualche tempo a Catania e sta cercando un posto dove mettersi. Nel mio circolo ci sono posti lasciati liberi da barche che sono in cantiere. Gli dico che se vuole può occupare uno di quei posti come ospite del circolo. Vorrebbe accettare, ma è un poco preoccupato, si gratta la testa : "Non devi pagare nulla, e c’è anchel’acqua"Ci mette una buona mezz’ora a tirare l’ancora aiutandosi con un fuoribordo da 6 Hp. Mentre smanetta guardo la sua barca. Sette metri, bassa sull’acqua. Due pannelli solari, fissati sul pulpito di poppa, ingombranti, sembrano messi li da uno che non si è posto il problema di dover scendere spesso da poppa. Lo aiuto ad ormeggiarsi sui corpi morti del circolo, con la poppa rivolta al molo. Poi scende con difficoltà. Mi presento ,si presenta "Paolo"!Ha due occhi azzurrissimi ,gli do sessant’anni, rughe profonde su un volto luminoso e attento. "Da dove vieni, dove vai?"- domande di rito, ma ingombranti stavolta. E’ riluttante, come se si sentisse a disagio a rispondere in modo conciso su una materia intima. "Vengo dalla Tunisia, poi non so dove andrò forse ancora in Grecia..."Mi guarda con l’aria di uno che vuole valutare se sei attento a certe cose. Gli devo aver fatto buona impressione. Perchè dopo un poco mi dice,(saprò dopo che certe cose non li racconta a tutti) ." Sono su questa barca da ventitrè anni"Periplo dell’Africa, poi l’Indiano, cinque anni in India....solo. Ha dei figli, una dovrà raggiungerlo per vederlo dopo anni a Catania. "Mi sono fermato qui perchè c’è l’aeroporto vicino al porto". La sera era mio ospite a cena al circolo.Anche la Domenica successiva e in altri giorni.Una miniera, di saggezza, di spessore umano, di esperienza marinara, di umiltà, di disponibilità verso il prossimo....." Mio nonno era Catanese, mia nonna calabrese, mio fratello mi ha chiesto di cercare il loro certificato di matrimonio, si sono sposati in questa città..Mio nonno si chiamava Rocco, vorrei essere chiamato Rocco da te, "S’il te plait."E’ qui da una settimana e mi pare di conoscerlo da una vita.Il mare regala certi incontri."Non è un caso" - mi diceva l’altra sera -"il caso non esiste". Ha assunto quella visione trascendentale degli indiani, mi parla della reincarnazione, della ricerca del karma, " Non è il caso che ci fa incontrare..." Mi ricorda Moitessier, anche fisicamente, glielo dico, si illumina tutto."Tamata" è il nome del circolo."Essayer"...Ci stiamo dicendo tante cose, usa le stesse parole che uso anch’io per dire le cose che penso, che pensa, sulla vita, sulla solitudine, su ciò che chiamiamo il destino..."Non ci si incontra per caso". Perchè ero sul molo quel giorno, non avrei dovuto esserci a pensarci bene... La sua tana.Ha dell’incredibile!Ne ho viste di barche minuscole, dove giramondo passano anni , in condizioni che farebbero inorridire i terricoli avvezzi agli esavani- attico-doppi servizi ma questa fa drizzare i capelli anche ai masochisti incalliti stile meno confort più marinità.Dunque : dire che non c’è altezza in cabina è un eufemismo irriverente, si dovrebbe piuttosto dire che non c’è lo spazio dove mettere contemporaneamente due piedi. Quando siamo entrati entrambi il suo gomito doveva poggiare sulla mia coscia e dovevo tenere a freno la mia mediterranea esuberanza gesticolatoria per evitargli inopportune intrusioni delle mie dita sui suoi occhi. Il bello è che dopo due ore di profonde discussioni filosofiche mi dice "Facciamoci gli spaghetti..."Proprio così! Imbullonato in un angolo spunta fuori un cucinino due fuochi con tanto di pentolino e spezie e tonno e Barilla. "C’è tutto quello che serve veramente per vivere", tutto allungando un braccio, alla lettera. Il Gps, attaccato sotto la scaletta, matita, forbici, coltello, occhiali,:" La loupe! Ca c’est très importante" E’ una grossa lente di ingrandimento con luceincorporata come conviene per gli occhi di un quasi settantenne "C’est presquesoisante sept". Gli occhi gli ridono sempre, l’acqua bolle dentro il pentolino.Non c’è tavolo di carteggio. Firurarsi. Esito un poco poi gli chiedo come fa con le carte nautiche; da sotto il cuscino che gli fa da cuccia tira fuori una tavoletta di compensato 50X50.Si deve inginocchiare per non averla di traverso. "Pas des problemes...!"Mette gli spaghetti dentro il pentolino. Deve tenerli un poco di tempo in pugno prima che si affloscino dentro. Io devo stare attento con la nuca per non sbattere contro i CD che mi stanno dietro. Pavarotti, Pavarotti, Pavarotti."Ti piace la lirica?""Si! Ma è per imparare l’italiano!"Mi mostra un quadernetto, fitto di scrittura, si intuisce un accurato risparmio di spazi vuoti.:c’è la traduzione in francese del libretto della Tosca ."C’est difficile pour moi, l’italien"Incredibile, ascoltando il testo cantato, in quell’incomprensibile idioma ottocentesco con un dizionarietto da bancarella, si è scritto tutto il libretto e l’ha tradotto in francese."C’est un bon exercise" - C’è anche "Caruso" la canzone di Dalla. "J’aime beaucoup ca"."Sento che questa musicalità mi chiama, come se fosse la mia lingua ancestrale. Ovunque sono andato mi sono sentito un estraneo, anche in Francia. Qui no, è la terra di mio nonno. Ici peut-etre j’ai trouvè le but de mon parcours. Come pronuncia bene la parola "nonno" e con quale fierezza. Ha spento il fuoco sotto gli spaghetti, fa uscire da sotto il coperchio l’acqua, glispaghetti rimangono nel pentolinoAdesso un tegamino con un concentrato di tomate e tonno è sul fuoco. Tremo pensando ai poveri spaghetti, ma che c’entra, mi dico, non è questo che conta! "Durante le lunghe navigazioni le proteine te li da il mare Les poissons"Alla fine del mio percorso gliele devo restituire. C’est une question d’honnetè!"Un brivido mi corre dentro : l’ho sempre pensato anch’io, con le stesse parole. Darsi come pasto ai pesci che ti hanno fatto da pasto. Adesso tira fuori dal pentolino gli spaghetti con una forchetta. Fanno pena. Li mettea grumi in due piatti e poi ci versa su il sugo al tonno. E’ un poco dispiaciuto. "D’abitude ca vient mieux; mais quand je bavarde avec toi, le temp coule differement".Mangiamo fuori nel pozzetto.Il sugo è veramente buono. Basta solo non pretendere che si sposi il gomitolo scotto. Dopo mi fa vedere la posizione che assume durante i lunghi percorsi. Si sdraia sulla panchetta di dritta. Impugna la barra con la sinistra, mette la destra sulla fettuccia che fa da draglia. "Regarde! "La fettuccia larga tre dita nel punto in cui la impugna è consunta, accartocciata, sembra un cavo. "C’est ma position preferèe, avec le bras droit je peut mieux m’attacher a mon bateau"Poi mi racconta dell’Indiano e delle onde di 15 metri. "Toujours la meme position,pendant plusiers jours". Ma lo dice per vantare le virtù della barca e non per fare l’eroe. Lo conosco da 15 giorni e le cose di cui abbiamo parlato rivelano una persona che ha letto molto, ha riflettuto tantissimo, accatastato una mole impressionante di competenze anche raffinate, sulla letteratura, la musica, l’arte, la filosofia per cui la botta finale mi arriva verso mezzanotte, perchè prima di andare via mi sento dire: "Je ne savais ni ècrire, ni lire jusque à quand j’ai du faire mon service militaire". "Quando imbarcato sulle navi mi promossero di grado dovevo fare i rapporti in servizio e quindi ho dovuto apprendere da solo ,di nascosto,...e i libri su cui studiavo erano i rapporti scritti che facevano gli altri...."Sono senza parole. Lo saluto e mi escono queste: " Repose-toi bien, mon vieux,maintenant tu est chez toi!" Gli ho cucinato la caponata alla siciliana. Mentre se la stava gustando goduriosamente, sparo: "E’ un peccato che le cose che mi hai raccontato su di te, tu non voglia di farle sapere ad altri. Mi piacerebbe che anche altri soci del mio circolo ti potessero ascoltare". Sapevo della sua discrezione, del suo pudore, ma volevo lo stesso convincerlo. Mi risponde: "La sola cosa che mi interesserebbe raccontare è la solidarietà tra marinai che ho incontrato in giro per il mondo in tutti questi anni. "Fatta ! Gli organizzo un incontro al Circolo. Non più di una quarantina di persone. Sono tutti attenti e un poco intimiditi dalla presenza di un personaggio di cui mi avevano gia sentito parlare in certi termini; anche Rocco è un po' emozionato all’inizio. Lo presento, racconto di come l’ho incontrato, parlerà in francese, alcuni locapiranno da soli, per gli altri traduco. (Per voi adesso riporto il suo racconto: riferisco i fatti, ma difficilmente potrò dare un’idea del tono, del ritmo, dell’asciuttezza nel raccontare gli eventi e dellacommozione mentre ne descrive i significati). "Cercavo lavoro a quel tempo (siamo agli inizi degli anni settanta) e avevo saputo di una società di charter che cercava uno skipper per un catamarano che si trovava alle Seychelles. Inviai il mio curriculum precisando che avevo una buona esperienza di navigazione, ma nessuna come skipper su catamarani, per giunta con imbarcate persone che pagano. Mi risposero che altri due candidati avevano mandato il curriculum e che ci sarebbe stata una selezione per una specie di esame, perciò mi inviarono un biglietto aereo per recarmi alle Seychelles. Ma io avevo una mia barca: un Dufour,Sylphe di 6,50 metri. e mi sembrò naturale andarci con essa, partendo da Tolone dove allora mi trovavo. Scaricai il Mercury 7 Hp, caricai le provviste e partì. Eravamo a metà luglio e calcolaiche i quattro mesi sarebbero bastati per recarmi all’appuntamento che dovevo assolutamente rispettare e che era fissato per il 15 novembre. Allora il canale di Suez era chiuso, per cui la rotta obbligata era la circumnavigazione dell’Africa passando per Gibilterra.Il viaggio è faticoso (non ha pilota a vento e quelli elettrici non c’erano ancora, credo). La barra è stabilizzata con un elastico. Superata Gibilterra, continuo per altre settimane navigando ben lontano dalle coste africane. Giunto in prossimità dell’equatore devo evitare di ficcarmi dentro la zona delle calme, da dove non sarei più uscito e quindi devio quindi più a ovest verso le coste americane. Fino a vedere la costa brasiliana. Continuo a scendere per Sud, ma non so con precisione dove mi trovo, sempre nuvolo, non riesco a prendere una retta col sestante per settimane, poi quando ritengo di aver abbondantemente superato la fascia equatoriale, riattraverso l’Atlantico per sud-est, adesso è sempre bolina. Faticosamente avanzo e mi dirigo a sud di S.Elena. Adesso il vento è portante.Burrasca...sono chiuso dentro...stanco, sto cercando di riposare , alla barra solo l’elastico, ma non è bravo ad anticipare sull’onda con un mare in burrasca di poppa...una più grossa delle altre ...la barca si rovescia...albero sotto...se esco sono morto...la barca si raddrizza con un’altra onda...regge ancora...passo una notte e l’indomani al timone...ma quando finalmente ho un poco di tregua posso vuotarla del tutto dell’acqua imbarcata, ...i viveri ( pasta e riso)sono quasi tutti persi, così pure il gas, ma la cosa più disastrosa è lo sfondamento del serbatoio dell’acqua. Ne è rimasta solo 10 litri...razionamento dell’acqua. Mi conviene risalire indietro per S.Elena...forse ce la faccio...durante un temporale raccolgo qualche litro d’acqua , ho un solo secchio e per non perdere neppure una goccia, mentre raccoglie l’acqua che raccolgo con la vela, bevo leccandola. Ma non è sufficiente, al decimo giorno cominciano le allucinazioni, "vedo" il ghiaccio dell’Antartide e nel delirio riprendo la rotta per Sud.Non so esattamente quanto è durata....Quando riapro gli occhi sono dentro il porto di Cape Town. La barca c’era arrivata da sola. Adesso la randa ciondola senza vento,la mia barca è ferma ,circondata da navi all’ancora, e poi sul bordo dei moli altre barche a vela. Strisciando carponi ho appena la forza di arrivare sino al pozzetto dell’ancora, buttarla in mare. Poi più nulla, svengo. Mi risveglio sette giorni dopo uscendo da un quasi coma in un ospedale in un posto che ancora non sapevo quale fosse. Qualche giorno dopo mi trovo davanti al Comandante del porto. Ho i miei documenti, ma non è per questi che mi ha convocato. Appena entrato mi porge la sua poltrona e appena seduto mi domanda se ha il permesso di restare in piedi mentre mi parla. Con un tono gentile mi chiede in francese da dove vengo e dove devo andare. Gli spiego che devo recarmi ad un appuntamento di lavoro. Mi racconta come mi hanno raccolto semimorente e chela storia del mio arrivo ha fatto il giro del porto. Mi aggiorna anche sulla data.Manca ancora un mese al mio appuntamento ed io comincio ad avere ancora delle speranze che ritenevo perdute.Sono ridotto a scheletro e quando gli dico che ho intenzione di continuare il viaggio mi risponde che finchè sono in quelle condizioni fisiche non mi darà il permesso di uscire dal porto.Torno sulla barca. E’ praticamente vuota. Niente di niente. Sono disperato. Non so cosa fare. Mi manca tutto per ripartire, ma non mi voglio rassegnare alla perdita del lavoro alle Seychelles.L’indomani di buon mattino, un ragazzo depone una cassetta sul molo davanti alla mia barca, neppure una parola, se ne va, e dopo un poco un altro poggia un’altra cassetta sulla prima e poi un’altra...tante altre. Li guardo distrattamente andare e venire; poi uno, giapponese credo, mi fischia e mi fa segno di dargli una mano,"Quoi?" Mi porge una cassetta. "Ce n’est pas la mienne". Ma lui continua a porgermi l’altra cassetta. Sono piene d’ogni ben di dio. Vino, riso, miele, frutta secca,a decine di chili. Arrivano gli altri. Tutte le razze. Sanno tutto di me. Senza neppure concordarlo, ognuno aveva messo qualcosa nella cassetta e quando era piena qualcuno veniva a portarla., per tutta la mattinata."Il tuo viaggio è il nostro viaggio, devi continuare anche per tutti noi.". E’ come un ritornello, in tutte le lingue, sorrisi e strette di mano. "Ti aiuteremo a partire""Il Comandante del porto non mi da il permesso"Strizzano gli occhi. "Ti rimorchieremo noi fuori del porto, di notte, con un gommone."Quarant’otto ore dopo il mio risveglio, all’una di notte, un tender mi tira, un altrodietro. All’imbocco del porto, al traverso delle lanterne, all’improvviso, tutte assieme le sirene, i corni da nebbia ,con tutto ciò che tutte le navi, le barche da pesca, le barche a vela, avevano a bordo, suonarono, urlarono alla città, al mondo intero con rabbioso, gioioso accanimento il canto della solidarietà dei marinai.C’era pure la sirena del Comando del porto...e i razzi di chi stava sulla testata del molo bruciarono ancora mentre mi allontanavo dai miei sconosciuti fratelli."Capo di Buona Speranza.Duro, difficile ,insidioso, ma è passata...Dovevo correre per fare a tempo per l’appuntamento.Avevo da qualche giorno superato il porto di Durban, ...e un’altra tempesta, mi colse impreparato. Altro "chevirement" ( è proprio ribaltamento!), e stavolta a farne le spese è stato il fiocco, letteralmente scoppiato. Tentai dopo di ricavarne uno più piccolo, ma era veramente malridotto, per cui prosegui ancora faticosamente per qualche giorno; ma andavo lento con la sola randa, e cominciavo a dubitare che sarei arrivato a tempo.Navigavo adesso sottocosta e un giorno mi rifugiai in una "crique" ( credo sia fiordo) per riposare qualche ora. C’erano due barche a vela. Olandesi entrambi.Appena ancorato dentro, da una delle barche si stacca un tender , il tipo che ci sta sopra mi invita sulla loro barca a bere. Un pasto caldo e tanto raccontarsi. Anch’io li metto a corrente. Quando sanno della vela annuiscono dispiaciuti.Saluti dopo, con le cose che si dicono da sempre in questi incontri.L’indomani al risveglio le barche non ci sono più. Ma sulla prua della mia barca un sacco rosso con dentro una vela perfetta per il mio albero. E dire che basta che uno sfiori la mia barca per svegliarmi, invece non avevo sentito niente. Non mi ricordo neppure i loro nomi...ma quella vela mi permise di atterrare alle Seychelles tre giorni prima della data fissata.Alla Società del charter sapevano un poco di cose del mio viaggio.Il Comandante del porto di Cape Town aveva telefonato per accertarsi della veridicità del mio racconto e gli aveva anche detto di farmi sapere che i miei fratelli del porto avevano anche pagato le spese dell’ospedale...anche!Ebbi il lavoro! Rimasi cinque anni a farlo.Poi partì per l’India...e li imparai tante cose, sugli uomini, il loro destino, la non casualità degli incontri. Questo incrociarsi apparentemente senza nesso di vite che invece contiene il segreto del nostro cercare, cercarci, e oggi so che il mio essere qui stasera con voi non è senza futuro anche se non so cosa farà accadere nel tempo in ognuno di voi questo mio raccontarvi di me e di altri che hanno intersecato la loro vita con le mia, come adesso accade con la vostra...Ma so con certezza che le cose che vi ho raccontato, tutte le persone di cui vi ho parlato hanno partecipato a quel lento tessere degli eventi per cui adesso sono qui,e quindi la loro presenza nella mia vita e adesso presenza nella vostra; è questo che ho voluto dire..."( Quando fù tutto finito qualcuno si accorse con stupore che erano passate tre ore.Nessuno ci aveva fatto caso. Ma venerdì prossimo ,continuerà a raccontarci altre cose, e forse dovrò mettere la sveglia.)Ormai ci hanno preso gusto i soci del mio circolo...Ad ascoltarlo, ad interrogarlo, e a sfruttarlo...si perchè da quando ha detto che lo stesso scopo della sua esistenza è di infondere negli persone che lo mare, tutti lo assediano di domande, di richieste di consigli.Esce spesso a vela con i più paurosi e al ritorno sono raggianti. Prima sapevano che si può fare, ma adesso sanno che l’hanno fatto, con uno che è l’incarnazione stessa dell’averlo fatto.Gli ho stampato la stupenda poesia che è"Itaca" di Kavafis : si era illuminato tutto quando l’aveva letta affissa nella dinette della mia barca, "E’ proprio la mia poesia"Certo, lo sapevo già. ...-Itaca t'ha donato il bel viaggio,-Senza di lei non ti mettevi in via.--Nulla ha da darti più.-E se la trovi povera, Itaca non t'ha illuso,-Reduce così saggio, così esperto,-avrai capito che vuol dire un'Itaca"C’est vrai...il faut avoir une Itaca dans son coeur...pour moi ca ètè ainsi!"Poi s’è fissato: dal greco all’italiano e poi in francese. Chissà quanto s’è perso nelle traduzioni, dice.Va in giro per librerie a cercare un dizionario greco-francese, che però non si trova. Vuole studiare il greco per tradursela lui dall’originale. Cerco di distoglierlo. Macchè è proprio fissato.Marzia gli procura dalla biblioteca universitaria il dizionario, ma può essere prestato solo durante il fine settimana. E lui passa Sabato e Domenica a raccapezzarsi in una lingua davvero impossibile.Adesso gli è passata la fissazione, "J’abandonne!". Meno male!La settimana scorsa dalla Francia è venuta la figlia a trovarlo. Quarantenne, inizialmente un poco rigida, forse imbarazzata. Poi ho capito la ragione. E tutta una vita che ha passato desiderando il ritorno del padre, e forse era venuta con la segreta speranza di convincerlo stavolta. Ospiti entrambi del circolo passavano pomeriggi interi a parlare, forse lei gli rimproverava delle cose, e lui a ricordarle che quella era la sua vita e che aveva dato alla famiglia quello che aveva potuto, adesso la sua famiglia era in questo nostro posto. Man mano che passavano i giorni vederlo così ben inserito tra i suoi simili, benvoluto e riverito tra noi, avrà abbandonato l’idea, alla fine prima di partire forse ne sarà stata anche felice nell’aver visto suo padre vivere quel suo perentorio atto d’amore tra noi; figlia mancata, che ammira compiaciuta la nuova impensabile figliolanza del padre! Se n’è andata rasserenata.Da due giorni c’è un tempo infernale.Il Grecale è potente, la risacca dentro il porto è continua. E piove...e fa freddo...Vado di sera a trovarlo. Ha messo un telone sul boma. L’osteriggio è aperto e lui è dentro che legge alla luce del lampione del molo. Si deve mettere si traverso per farla spiovere sul libro.E’ Baudelaire, gliel’ho prestato ieri, " Les fleurs du mal".La barca strattona sulle cime d’ormeggio. Uscendo mi cita un verso che parla del rapporto col mare."Homme libre, toujours tu chèriras la mer!La mer est ton miroir; tu contemples ton ameDans le dèroulement infini de sa lame,Et ton èsprit n’est pas un gouffre moins amer."Ma alla risacca non piacciono le poesie e lui stava cadendo in acqua!L’ho portato a mangiare il mio minestrone coi fagioli che gli piace tanto. Come contorno: una appassionata dissertazione su come tradurre "tu chèrisas la mer". Va a cercare il pelo nell’uovo, quest’uomo, in certe cose.Venerdì scorso ci ha raccontato le cose buffe che gli sono capitate. Come quella volta che doveva portare degli inglesi con la sua barchetta a fotografare le balene, non gli piacciono gli inglesi, " Si mettono sempre un gradino più in alto di tutti", e quando una balena emergendo ha sollevato la barca con la coda, i suoi ospiti non furono pronti con la macchina fotografica e quindi niente foto; poi lui con la scusa di eventuali avarie è rientrato prima del previsto, ma siccome avevano già pagato, era contento di averli scaricati, a modo suo punendoli per la loro arroganza. Non gli piacciono proprio gli inglesi...Ma è la sua rivalsa che è buffa. Fanciullesca ... quasi giocosa.Ha proprio l’animo di un bambino, ma ieri ho scoperto che è pieno di pustole e si acciacchi. Per questo gli ha procurato un bel bagno caldo.......che anche ad Ulisse fece piacere atterrando ad Itaca.Mi sento un poco Penelope.
Rocco è ancora tra noi al circolo , ma è meglio dire che è uno di noi.
Durante tutto il periodo di Natale è stato ospite nelle case di vari soci per qualche giorno, ma per i resto vive sulla sua barca ed è diventato il fustigatore dei timidi, lo spauracchio degli indecisi, il terrore dei paurosi e dei terrazzani che abbondano nel circolo.Chi meglio di lui poteva assumere questo ruolo.
Esce regolarmente sulle barche di costoro e quando ritornano dopo una giornata di freddo e di mare sono tutto felici di aver esplorato nuove possibilità, in compagnia di uno che sa il fatto suo e che con i suoi incoraggiamenti rassicuranti riesce a far svanire dubbi e paure.
Scrive e legge ( in italiano) come un forsennato alla luce dei lampioni del porto, di tutto, di filosofia , di letteratura marina, ma è un innamorato di Baudelaire.
Adesso ha trovato anche un boulot (lavoretto) : fa dei paglietti deliziosi e un negozio di roba nautica glieli acquista. Ho dovuto faticare per convincerlo a farsi dare un congruo compenso ( voleva chiedere 30.000 per sei ore di lavoro).
Ma si nutre poco e quelle due o tre volte alla settimana che gli cucino al circolo si fa delle solenni abbuffate che lo fanno star male, come quella volta per l'Epifania.
Avevamo organizzato la tombola per i bambini al circolo ( è ormai una tradizione) e dopo una salsicciata con evaporazioni plurime.
Aveva fatto un brutto freddo in quei giorni e lui aveva sofferto in barca.
Si era piantato davanti alla catalitica e li si era rimpizzato a dismisura.Ad un certo punto con la coda dell'occhio lo vedo impallidire e sudare. Ha un'aria stralunata e faccio appena in tempo a raccoglierlo e adagiarlo su un materassino, tra la costernazione dei cinquanta presenti e siccome non riprende conoscenza mi risolgo di chiamare un' autombulanza. Arrivano. Il dottorino non sa il francese, ma lui quando capisce che lo vogliono portare all'ospedale farfuglia vigorosamente in francese che non vuole e che sta bene.Ha il polso a 50 e nonostante i tentativi non riesce a sollevarsi. Gli fanno una flebo, risviene, insistono a volerlo portare via, lui è mezzo intontito ma lotta furiosamente per opporsi. Mentre traduco la divergenza di opinioni, suona il telefono e mi chiamano : è una mia cliente in depressione acuta che mi annuncia che vuole morire e minaccia un istantaneo suicidio. Mentre l'occhio sinistro sta appiccicato su Rocco sdraiato, e l'orecchio destro è occupato ad ascoltare un monologo sulla inutilità della vita, l'occhio destro mi cade malauguratamente su uno degli infermieri accasciato su una sedia che ondeggia con una faccia da zombi.Lascio il suicidio dentro la cornetta che continua ad implorare soccorso ,e vado a soccorrere il soccorritore, gli chiedo se sta male, mi punta uno sguardo spento e poi mi vomita in orizzontale un fiotto verdastro di acido cloridrico puro, torno alla candidata suicida gli spiego la situazione in cui mi trovo e gli chiedo se può rimandare di qualche oretta, acconsente, poi torno da Rocco che vuole strapparsi l'ago, adesso che il dottorino è occupato a ricostituire l'apparato sanitario ambulante, convinco anche lui ad aspettare qualche oretta, visto anche che la dimensione dell'ago nella vena è quella di un erogatore di benzina e lui rischia una emorragia a zampilli, poi chiedo a qualche smarritissimo socio di andare a prendere sul terrazzino un grosso recipiente pieno di terra dell'Etna da versare sul vomito che nel frattempo sta facendo friggere le mattonelle.
Il dottorino adesso assiste il suo assistente che ha avuto una congestione da freddo, Rocco attende impaziente che finisca il rifornimento sanguigno, ma l'urlo dal terrazzino mi annuncia la tripletta : spunta il socio con una mano insanguinata.Mentre sollevavano il recipiente di plastica si è spaccato. Il dottorino sentenzia :occorrono due punti.
Si sono portati via il socio, che evidentemente si era sacrificato proponendosi come preda sanitaria in cambio di Rocco che invece è stato ospitato per quella notte da una di noi che fa la medichessa.
Quella sera ho mi sono lungamente chiesto se per caso non c'è qualcosa che non funziona nella mia vita.
Per il resto va tutto bene, ma a voi capitano queste cose?